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Uncategorized Mario | 10 Oct 2007

Il punto d’appoggio

Aung San Suu KyiNon ci si può aspettare che la situazione in Birmania cambi nel giro di pochi giorni, settimane, o mesi. E certamente questo non accadrà solo perchè un certo numero di persone protesta in quel paese e un altro numero di persone li appoggia (moralmente) nel resto del mondo. Una dittatura, un regime, non molla la presa così facilmente. Sono processi di cambiamento che richiedono anni, ammesso che vadano in porto.

In ogni caso sembra che qualcosa si stia muovendo, ma c’è poco da gioire per il momento.

Ammesso che il resto del pianeta abbia la possibilità di utilizzare una leva per forzare il regime in Birmania, almeno in piccola parte, quale è il punto d’appoggio che ci permetterebbe di massimizzare il risultato?

Io credo che esista, e che sia alla nostra portata. Il punto d’appoggio si trova in Cina ed è rappresentato dall’importanza che, per questo paese, hanno le Olimpiadi del 2008.

L’influenza cinese sul regime Birmano è molto forte e nessuna azione politica seria potrà essere intrapresa a livello ONU senza un’approvazione più o meno esplicita da parte della Cina.

Un forte movimento d’opinione a livello internazionale che promuova qualche forma di boicottaggio contro le Olimpiadi potrebbe “stimolare” il governo Cinese? Quanto meno si potrebbe ottenere una posizione “morbida” in seno al consiglio di sicurezza, tale da far passare qualche risoluzione che metta in essere una certa pressione da parte della comunità internaziona nei confronti del regime Birmano.

Può sembrare poco ortodosso cercare di influenzare la politica interna di uno stato creando disagi ad un altro, ma c’è da considerare che la Cina non è immune da colpe, ed avremmo molti validi motivi per rivolgere la nostra attenziona alle sue politiche interne ed esterne. Il Tibet potrebbe essere un buon punto di partenza per una discussione su questo fronte, ma non mancano altre argomentazioni da portare avanti.

Considerando che tutti i paesi occidentali fanno ricchi affari con la Cina è sufficiente un movimento d’opinione, o un boicottaggio ben organizzato, per forzare le politiche dei nostri rispettivi paesi e di conseguenza della Cina?

Non ne sono sicuro, ma potrebbe valere la pena di tentare. D’altra parte non mi vengono in mente altre maniere “pacifiche” per cercare di fare qualcosa di veramente utile.

Bisogna vedere se quest’idea di base può avere un suo sviluppo concreto, se è possibile raccogliere sufficiente consenso per trasformarla in un movimento reale e potente nel mondo. Sinceramente non saprei da che parte cominciare, ma suppongo di non essere il solo sul pianeta ad aver fatto questa analisi, può darsi che ci sia già qualcun all’opera, da qualche parte nel mondo. Magari insieme si può iniziare a lavorarci.

Fatemi sapere cosa ne pensate.

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