Posts or Comments 19 November 2008

Archive for "Cultura"



Brulicare & Cucina & Cultura Mario | 07 May 2008

Pizza all’americana

La domenica per noi è quasi sempre cena di pizza, vuoi perché è una pietanza che ci fa piacere mangiare, vuoi perché non c’è proprio voglia di cucinare. E’ una sorta di tradizione, nel pomeriggio telefoniamo alla nostra pizzeria preferita ed ordiniamo le pizze “tonde” per la cena. Sono puntualissimi, perciò io vado a ritirarle pochi minuti prima dell’orario stabilito.

Domenica, ero lì che aspettavo e non ho potuto fare a meno di notare come siano cambiate anche queste piccole cose…

Un tempo se entravi in una pizzeria “a taglio” sul marmo del bancone potevi trovare più o meno costantemente questi “gusti”: bianca, rossa, con le patate, margherita e qualche volte la “funghi”

Invece domenica sera sul bancone c’erano una decina di teglie, una di margherita e tutte le altre di cose come: “pomodorini, rughetta, gamberetti e maionese”, oppure “salciccia, broccoletti, parmigiano e mozzarella”, ma anche la famigerata “patatine fritte e würstel”, e via così con pizze sempre più complesse, ricche e solo lontanamente parenti di quelle che, a buona ragione, ci hanno resi famosi nel mondo.

Ed ho pensato, siamo diventati americani e non ce ne rendiamo neanche conto, e in cuor mio immaginavo già un’enorme culona entrare faticosamente dalla porta della pizzeria ed ordinare con voce insieme stentorea e fastidiosamente acuta: “una teglia di pizza con pomodori, maionese, tonno, carciofini, zucchine marinate, mascarpone e salame, e una decina di supplì, di quelli king size, grazie….”

Poi la signora che serviva al bancone, con un urlaccio, diretto al retrobottega, mi ha risvegliato dall’incubo: “Rigaaaaaaà, le margerite me dovete da sfornà, le margheriteeeeee…”

E guardando tutte le teglie di pizze all’americana, e la lunga coda di gente che aspettava “le margheriteeeee” ho pensato che forse no, forse non siamo ancora americani.

Almeno nella pancia…


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Cultura & Turismo Mario | 07 Apr 2008

Venezia, vent’anni dopo

Questa è stata la mia seconda visita a Venezia, dopo oltre venti anni dalla prima.

Le differenze sono soprattutto in noi, me e mia moglie. La prima volta eravamo ventenni, non ancora sposati, il nostro primo viaggio da soli… Stavolta ci ritroviamo con una figlia che ha più o meno l’età che avevamo allora.

Esigenze diverse, occhi diversi.

Eppure Venezia è ancora bellissima.

Oggi come allora riesce sempre a sorprendermi. Basta girare un angolo, fuggire per un secondo dal flusso dei turisti-pecora, per ritrovarsi in vicoli deserti, piazzette, scorci incredibili.

Ed è sempre sorprendente vedere come Venezia sia in realtà una città viva, piena di gente che ci abita, ci lavora, in una maniera così diversa da quella cui siamo abituati da risultare quasi incredibile ai nostri occhi.

Ho fatto delle foto. Ora sono di corsa, le caricherò penso nel prossimo fine settimana.

Trascorrere qualche giorno a Venezia è un’esperienza abbastanza costosa, ma vale la pena di farla. Il piccolo albergo (Hotel Piccola Fenice) dove siamo stati ci ha riservato una stanza veramente deliziosa (un appartamento più che una stanza) e la logistica era splendida, lo consiglio caldamente.

Per mangiare non abbiamo avuto problemi ed i prezzi, con un minimo di attenzione, sono sopportabili. Trasporti e visite varie rappresentano una fetta consistente delle spese, ma anche in questo caso è impossibile farne a meno.

Un bel posto Venezia, davvero speciale, almeno una volta nella vita ci dovete andare.

Anche due :-)


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Cultura & Pensiero & Rovi Mario | 14 Mar 2008

Dio perdona, la Curia no

Niente funerale, ha ucciso le figlie e la moglie e poi si è suicidato.

Però gli concederanno la benedizione, perché c’è il dubbio sulle sue facoltà psichiche.

Il dubbio! Cioè, uno si alza una mattina, uccide le figlie, la moglie e poi si ammazza e voi avete IL DUBBIO?

Però tranquilli, se Dio c’è, perdonerà anche voi.


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Cultura & Pensiero & Politica & Rovi Mario | 15 Feb 2008

Si può fare, ma anche no

Oggi non parlerò della politica del Partito Democratico, delle trattative di questi giorni, del programma.

No, voglio solo raccontarvi le mie impressioni su quello che Veltroni ha scelto come motto per la campagna elettorale, quel “Si può fare” direttamente mediato dal “Yes we can” di Obama.

La prima emozione che mi attraversa riguarda l’incapacità di elaborare un messaggio originale, l’utilizzo di uno slogan altrui. Mi fa tristezza e un po delusione.

Ma anche ammesso che la potenza di quel messaggio da oltre oceano sia talmente forte da poter donare vita ad un’analoga forza politica Italiana, c’è un secondo fattore di amarezza.

“Yes, we can” racchiude un messaggio forte, pieno di significati diversi e convergenti che solo una frase in lingua inglese è capace di rendere.

Yes: è un’affermazione secca. Non c’è dubbio, non c’è esitazione, c’è la forza della convinzione.

we: noi. Tutti insieme, indistintamente, noi. Ma significa anche SOLO NOI, nessun altro. Ha una valenza potente questa piccola parola. Noi possiamo, noi INSIEME possiamo, noi TUTTI possiamo, ma NOI, non loro, non altri. NOI.

can: possiamo. Non “potremmo“, non “dovremmo“, non “per favore“. Qui il verbo viene usato nella suo significato di “potere” attivo, di forza.

Un messaggio che nel suo insieme è istantaneo, positivo, collaborativo e potente.

A noi invece è toccato un placido e moscio, “Si può fare”, pallida imitazione:

Si:  Non è un’affermazione forte come il Si di Obama (Yes), ma una particella riflessiva che caratterizza l’assenza dalla frase di un attore, di un soggetto. Al posto del noi (we) di Obama abbiamo un vago “si”, molto italiano, come se ci aspettassimo che “qualcuno” possa fare quel che noi dobbiamo.

può:  nasce con lo stesso peccato del “si” che lo precede, anch’esso debole non rappresenta il “can”, il potere di fare, ma l’accessione possibilistica del verbo potere. C’è la possibilità di fare, non si sa chi, qualcosa.

fare:  forse l’unica parola con un senso positivo, fare invece di parlare, anche se guastata dalla mancanza di un soggetto, quasi che le cose si facciano da sole.

Un motto positivo quello di Veltroni, ma privo della forza, della capacità di coinvolgimento ed unione, della potenza di quello americano.

Caro Walter, si può fare di meglio…. dobbiamo fare di meglio.


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Cultura Mario | 08 Jan 2008

Quianlong

In questi giorni ho visitato il Museo del Corso per una mostra su Quianlong.

Non capita spesso di poter vedere qualcosa di nuovo sulla Cina dalle nostre parti e quindi ho approfittato di questa piccola ma interessante esposizione.

Non aspettatevi centinaia di pezzi, ma se amate questo genere di cose vale la pena (e la spesa) di farci un salto, almeno se siete di Roma e dintorni.

Mi hanno colpito particolarmente i rotoli di seta dipinta e le strane commistioni di oriente e occidente di quell’epoca e quella corte.  Una bella visita.


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Cultura & Internet Mario | 17 Dec 2007

Dolce amaro

La notizia l’ha fatta la Cassazione condannando una persona che aveva creato un indirizzo email utilizzando il nome di un’altra persona e creando poi disagio e danno a quest’ultima.

I commenti letti in questi giorni sono vari, ma tendono ad approvare e festeggiare questa presa di posizione.

Personalmente non mi stupisco della sentenza. Mi sembra del tutto ovvio e giusto che chi impersona qualcun altro, specialmente quando lo fa allo scopo di procurargli un danno, sia punito.

Va però posta la massima attenzione affinché quella che è una buona sentenza non diventi per qualche furbacchione  un modo facile per censurare l’incensurabile internet, o peggio, per intentare cause stupide, inutili ed ingiuste verso chi, del tutto involontariamente, o comunque senza malafede, si ritrovi ad utilizzare un nickname, un nome di fantasia o, casualmente il nome di qualcun altro.

Leggo che alcuni ritengono sia doveroso impedire alle persone l’uso di pseudonimi o nickname, ma su questo mi trovo in completo disaccordo. Pur utilizzando regolarmente per le mie email il mio nome e cognome reali, capisco, comprendo e supporto chi non voglia fare questa scelta.

Per me la privacy rimane importante ed è necessario conciliare l’esigenza di difendere il diritto delle persone a non vedere la propria identità abusata con l’altrettanto sacrosanta esigenza di mantenere anonimato e privacy personali.

Senza scordare che sono ben diversi i casi in cui qualcuno impersoni in malafede un’altra identità da quelli in cui, apertamente e chiaramente, si impersoni qualcuno per satira o umorismo. Forse che gli imitatori vengono arrestati ?

Insomma una sentenza dolce, purché non venga utilizzata dai soliti noti per un finale amaro.


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Cultura & Libri Mario | 16 Dec 2007

La Bussola d’Oro

Oggi siamo andati a vedere “La Bussola d’Oro” al cinema.

Come al solito avendo già letto i libri non si può ritrovare nel film tutta quella ricchezza di particolari e profondità di storia e personaggi che solo il testo può dare.

D’altra parte nel tempo ristretto di un film non si poteva fare molto di più e la trasposizione cinematografica secondo me non è riuscita affatto male.

Tutto sommato quindi pomeriggio divertente.

Se vi piace il genere o avete letto i libri di Pullman direi che vale la pena di andare al cinema a vederlo, ricordando a tutti che la visione (a mio avviso) non è adatta ai più piccini se impressionabili, perché ci sono alcuni momenti del film dove i molto piccoli potrebbero spaventarsi per le situazioni (niente di speciale, ma sotto una certa età è difficile capire che il film è una finzione e il pericolo che i nostri eroi corrono sullo schermo sono solo immaginari).


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Cultura & Libri & Pensiero & Vivere Meglio Mario | 13 Dec 2007

Il DizioMario: collaborare

collaborare: Lavorare insieme, contribuire alla realizzazione di un progetto, partecipare ad un’attività comune.

Prosegue il mio viaggio tra le parole in via di estinzione. Oggi tocca a collaborare.

L’etimologia è alla portata di tutti: cum laborare, dal latino lavorare insieme. Non c’è molto da spiegare, e la definizione potrebbe far pensare che si tratti di una parola piuttosto comune visto che la maggior parte delle attività umane sono basate sul lavoro comune.

In realtà collaborare e collaborazione sono parole fin troppo usate ma un po meno praticate di quel che si dovrebbe.

La nostra società e specialmente la nostra economia, pur utilizzando il concetto di collaborazione, in realtà lo interpreta in una strana maniera.

Se infatti è vero che a tutti noi capita di lavorare assieme, è anche vero che questo accade raramente in maniera spontanea, e sempre più spesso le persone collaborano solo in funzione del loro interesse immediato, diretto e strettamente personale.  E questa secondo me non è la forma più nobile e pura di collaborazione.

Molto più spesso invece succede l’esatto contrario. Quando il vantaggio personale non è evidente ed immediato gli uomini tendono a non collaborare. Anzi, consciamente o inconsciamente, l’individualista moderno tende a danneggiare gli altri, e spesso anche se stesso.

In un divertente libricino dal titolo: “Allegro ma non troppo - Le fondamentali leggi della stupidità umana” Carlo Cipolla tra il serio ed il faceto, da una definizione di stupidità che mi ha colpito molto.

Definisce stupido quell’essere umano che in una certa situazione preferisce perdere qualche cosa pur di non agevolare un’altra persona. In senso esteso potremmo dire che è stupido chi compie azioni che danneggiano in maniera ingente gli altri pur non ottenendo in cambio un vantaggio significativo, o addirittura subendo anch’esso un certo danno. Anche in presenza di un’alternativa in cui magari sarebbe stato possibile ottenere un piccolo vantaggio personale concedendo ad altri un grande vantaggio.

Detta così sembrerebbe una cosa assurda, ma in realtà si tratta di un comportamento molto diffuso e che potrete riconoscere facilmente nelle persone che vi circondano e, perché no, anche in voi stessi.

Io credo di poter considerare un comportamento “non collaborativo” come un buon esempio di stupidità secondo il modello di Cipolla (serio o faceto che sia).
stupido.png Qui di fianco un semplice esempio di vita reale dove diviene molto evidente questo tipo di atteggiamento.

Immaginiamo una via con un semaforo in fondo ed una bella fila di macchine bloccate. In questa immaginaria fila il nostro soggetto è alla guida della macchina blu contrassegnata dalla lettera A. Le macchine davanti a lui sono bloccate, il semaforo è rosso. Alla destra di A c’è una strada con un’altra fila di macchine.

Il conducente della macchina A potrebbe fermarsi, lasciar passare tutta la fila di macchine B, senza subire alcun danno immediato significativo. Non impiegherà di meno ostruendo l’incrocio.

D’altra parte ostruendolo danneggerà significativamente tutte le macchine nella fila B.

Se un numero considerevole di persone adottassero un comportamento “collaborativo” in queste situazioni si avrebbe per tutti un vantaggio, perché prima o poi a tutti capiterà di trovarsi nella situazione B.

Se un numero considerevole di persone adottasse invece il comportamento non collaborativo “stupido” non ci sarebbero vantaggi significativi per nessuno, mai. Anzi alla lunga tutti ci troveremmo nella situazione B a dover aspettare inutilmente a causa del comportamento stupido di cui sopra.

È solo un piccolo esempio ma ce ne sono infiniti, per strada, sul lavoro, persino a casa. Comportamenti non collaborativi dovuti alla mancanza di un vantaggio personale immediato, ma irrimediabilmente “stupidi” e fonte di grandi svantaggi per la comunità e per noi stessi.

Certo è utopico pensare che le persone rinuncino a dei vantaggi personali per il bene della comunità, ma non mi sembra troppo pretendere che la gente si sforzi almeno di evitare i comportamenti “stupidi” che comportano danni per loro e per gli altri.


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Cultura & Pensiero Mario | 12 Dec 2007

Bombe Sexy: Maria Skłodowska

gatk3.pngQualche giorno fa ho letto un articolo su un tema piuttosto interessante, ovvero la preferenza delle nuove generazioni femminili all’apparire belle e sexy piuttosto che intelligenti e forti. In pratica, se non si riesce ad essere entrambe le cose meglio belle che intelligenti.

Il tutto nasce dal solito studio di una ricercatrice più o meno abile, ma se mi guardo intorno, se ripenso alle undicenni che incontro nei centri commerciali, al loro abbigliamento, al trucco, soprattutto al loro atteggiamento, mi convinco che le conclusioni della ricerca in oggetto non siano del tutto sconclusionate. Forse davvero il cervello è un optional?

Il problema ha molteplici punti di vista. Non è solo il desiderio di essere apprezzate dal punto di vista sessuale che anima queste ragazze, c’è in realtà la volontà di raggiungere una posizione sociale, un certo successo, attraverso l’uso strumentale del proprio corpo.

Niente di nuovo mi direte, ma in realtà qualche novità c’è, perché di questi tempi la paraprostituzione non è “uno dei tanti modi” utilizzati da una donna per raggiungere una posizione sociale di rilievo, sta diventando invece il modo “ideale” per arrivare al successo. In qualche modo credo che molte giovani lo considerino il più semplice da raggiungere, e forse l’unico da loro realmente utilizzabile.

Essendo maschio subisco come tutti quanti gli effetti della bellezza femminile, ma da parecchi anni ormai ho sviluppato una specie di istinto selettivo che mi porta a considerare più attraenti altre caratteristiche di un esemplare dell’altro sesso.

Per questo voglio parlare di Maria Skłodowska, una donna che considero davvero molto attraente, e che mi sarebbe tanto piaciuto poter conoscere. Continue Reading »


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Cultura & Rovi Mario | 10 Dec 2007

Perchè mi piace Luttazzi

Sapete perché mi piace molto Luttazzi?

Mi piace perché mi fa ridere, ma soprattutto godo perché mi rendo conto che molti invece non riusciranno a ridere per le stesse cose di cui io sghignazzo. Alcuni semplicemente perché non sono in grado di capire, non percepiscono l’umorismo, sono troppo a disagio. Altri perché capiscono troppo bene.

E poi godo perché fa incazzare, ma sul serio, quelli che prende di mira.

Sapete cosa penso? Che Daniele dovrebbe prodursi per i cazzi suoi una trasmissione e venderla su internet un tanto a puntata. Io sono pronto a comprare.

Comunque per ora lo hanno di nuovo bloccato, e chissà quanto passerà prima di rivederlo in video.

E con questo ci siamo giocati anche La7, per chi ancora pensava che almeno quella fosse indipendente e moderna…


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