Posts or Comments 12 March 2010

Archive for "Scuola"



Cultura & Pensiero & Politica & Rovi & Scuola Mario | 08 Apr 2009

Popolo Cojone

Ogni tanto, non di frequente, qualche evento, o qualche coraggioso giornalista, ci ricordano la situazione pietosa in cui versa la nostra scuola (squola?).

Non sto parlando di qualità, magari potessimo stare qui a discutere di miglioramenti qualitativi, qui parliamo invece del supporto minimo vitale.

Non stiamo parlando neanche di cultura, che sarebbe pretendere troppo persino sperare che i nostri diplomandi avessero almeno un certo rispetto, qualche voglia e curiosità.

Stiamo crescendo generazioni di ragazzi cui non abbiamo fornito neanche i mezzi elementari per poter riuscire a valutare le cose con il proprio cervello. 

Per questo quando leggo una notizia come quella linkata all’inizio di questo articolo e l’associo a quella di poco precedente sull’ammissione agli esami, rifletto su quanto sia stupida una posizione politica come quella espressa in questi giorni dal PD contro la proposta di maggiore severità nell’ammissione.

Se da una parte sono consapevole che non basta certo la sola severità in quel momento delicato del ciclo scolastico per ottenere risultati, mi chiedo anche se su certi temi importanti, e quello della scuola per me ha la massima priorità, non si potrebbero per un attimo deporre le armi dello scontro politico e trovarsi a disegnare insieme un piano serio e condiviso per portare la nostra scuola ad un livello accettabile, almeno sul piano dell’autonomia della persona.

Mi viene il dubbio che alla fine, da una parte e dall’altra, ci sia in fondo, consciamente o inconsciamente, la volontà di lasciare che il degrado continui, che peggiori, che le nostre scuole generino inesorabilmente un popolo di coglioni….

Avvenimenti & Politica & Rovi & Scuola Mario | 16 Oct 2008

Di buone intenzioni…

Lo conoscete certamente il proverbio, di buone intenzioni è lastricato l’inferno.

La saggezza popolare raramente sbaglia e questo proverbio lo vediamo tante volte verificato nella vita di ogni giorno. Quando ho letto la notizia sulla proposta di classi speciali per gli stranieri la prima cosa che mi è venuta in mente è proprio questo proverbio.

Se guardiamo razionalmente le motivazioni addotte per giustificare la proposta non possiamo che convenire sulla loro sensatezza. Che potrebbe fare un ragazzo in una classe dove non è in grado di capire una singola parola che viene detta? Diceva mio nonno che anche una porcheria se fritta e ben presentata diventa una leccornia, ed è esattamente quello che succede con questa proposta.

Tutto sembra perfetto, tutto sembra sensato e soprattutto sembra motivato da buone intenzioni.

Ma è quel tipo di buona intenzione con cui, appunto, si fabbricano bei pavimenti per le sale dell’ade…

Vedo anche che il cuoco ha ben lavorato, tant’è vero che persino molti miei amici, certo non razzisti, e gran parte dei lettori persino di quotidiani “teoricamente” orientati a sinistra, dimostrano di non considerare insensata questa proposta e sono disponibili se non a sponsorizzarla quanto meno ad accettarla.

Non perderò tempo a spiegare perchè l’idea, per quanto forse basata sul buon senso, di fatto è un’idiozia nella pratica, mi rendo conto di essere ormai rappresentante di un pensiero minoritario in questo paese, e purtroppo sono consapevole di come chi non riesce ad arrivarci da solo difficilmente potrà essere convinto dalle mie argomentazioni.

Ne prendo atto, e mi sorprendo a pensare che ultimamente sto iniziando a capire come dovevano sentirsi certi italiani nei primi anni del fascio, quando un movimento legittimo si trasformò in dittatura, con tanto buon senso e tante buone intenzioni.

Scuola Mario | 23 Nov 2007

Lavoro e tempo libero

Faccio una doverosa premessa. Non ho idea se realmente questa ragazza sul lavoro sia impeccabile o meno, assumo nel mio commento che lo sia, che svolga dignitosamente il suo lavoro senza alcun tipo di problema.

Con questa premessa il provvedimento di sospensione che subisce a causa delle attività più o meno etiche, più o meno morali, più o meno condivisibili, svolte nel suo tempo libero, mi trova del tutto in disaccordo.

Il lavoro è lavoro, e sulla prestazione lavorativa deve essere basato ogni rapporto contrattuale lavorativo, compreso quello di insegnante.

Il tempo libero è tempo libero ed ognuno, nei limiti della LEGALITA’, ne fa quel che vuole, senza dover subire ripercussioni nella sua vita lavorativa.

Non mi sembra che alla ragazza vengano addebitati REATI, e non mi pare di aver capito che la si accusi di comportamenti scandalosi o inopportuni sul luogo di lavoro. Punirla per quello che fa nel tempo libero mi sembra piuttosto stupido, un po moralista, sicuramente inopportuno e probabilmente illegale.

Prevedo un bel ricorso e probabilmente un bel reintegro con tanto di rimborso dei danni subiti.

Economia & Politica & Scuola Mario | 08 Nov 2007

Farmacisti

Bersani si appresta a fare un altro minuscolo passettino verso la liberalizzazione del mercato dei medicinali, consentendo la vendita dei farmaci che richiedono ricetta anche in alcune strutture esterne alle farmacie.

Ed ovviamente si scatenano i farmacisti.

Parliamoci chiaro, se fossi farmacista lo farei anche io, ma ciò non toglie che si tratta di una categoria per la quale resta molto difficile provare simpatia.

D’altra parte c’è poco da ragionare e discutere. Se la torta non fosse tanto ricca perché mai questa resistenza alla liberalizzazione? C’è da supporre che ancora oggi avere una farmacia sia più o meno come avere in giardino un paio di alberi che fruttificano oro. Qualcuno ha dubbi a riguardo?

La controproposta dei farmacisti è risibile, 2000 nuove farmacie sono poche, magari 1000 all’anno per i prossimi venti anni, anzi fin quando nessuno voglia più licenze…

Il governo è debole, probabilmente dovrà trattare, e noi dovremo continuare a pagare, almeno fin quando qualcuno non farà qualche azione a livello europeo, costringendoci ad aprire il mercato completamente, magari anche alle farmacie online.

Ed a quel punto saremo l’unico paese che non ha in casa un competitor in grado di fare mercato.

Come sempre.

Rovi & Scuola Mario | 23 Oct 2007

Insegnare ai docenti

Una persona che sceglie come proprio mestiere quello di insegnare, cosa dovrebbe a sua volta studiare? Che competenze gli si richiedono?

Leggete questa storia. Stiamo parlando di una classe di prima elementare. A quell’età non si va a scuola soltanto per imparare a fare le asticelle e a far di conto. È il primo approccio con le regole della nostra società, e non è per niente facile per i bambini.

Tralasciando gli altri aspetti di questa faccenda, riuscite a vedere gli errori educativi di queste due “insegnanti”?

Le maestre hanno deciso che il responsabile andava punito subito e in modo eclatante.

Primo grave errore. Punire, per di più in maniera eclatante, non serve certo ad educare.

Il problema è che nessuno dei bambini ammetteva di essere l’autore della bravata e neppure c’è stato chi ha accetto di «fare la spia», rivelando il nome del colpevole. Le due insegnanti hanno quindi scelto un singolare metodo per punire la classe. Hanno ordinato ai 23 bambini della prima elementare di mettersi in cerchio. Uno di loro ha iniziato la conta. Quando la filastrocca è terminata, il dito del piccolo era puntato contro la bimba di sette anni. A quel punto le docenti le hanno fatto indossare un paio di guanti in lattice con i quali ha dovuto estrarre lo straccio dal water, ripulendo il bagno.

Secondo enorme errore. In mancanza di un colpevole si punisce qualcuno a caso.

Io non so se vi rendete conto dell’enormità del messaggio che viene trasmesso in questo modo, anzi dell’insieme terribile di messaggi fuorvianti e negativi che vengono dati a questi poveretti.

L’ingiustizia di questa cosa, la malvagità della punizione casuale, la vergogna di subire una punizione senza avere la minima colpa…

Tornata a casa, la bambina non ha raccontato nulla a mamma e papà.

Poveraccia. Pensate al trauma che ha subito, neanche il coraggio di dirlo ai genitori.

Non è banale. Se la bambina avesse pensato di aver subito un torto lo avrebbe comunicato, ma per una bambina di quell’età gli adulti, gli insegnanti in particolare, sono degni di rispetto e di fiducia, così facilmente nella sua mente si è formata l’idea che anche lei dovesse avere qualche colpa.

Quindi meglio tacere per evitare ulteriori umiliazioni.

Oppure il trauma è stato tale da imporre il silenzio alla bambina, pur di non ricordare quei momenti.

In ogni caso un danno enorme, un episodio che segnerà la vita di quella persona. E se pensate che stia esagerando parlatene pure con qualsiasi psicologo.

«Si è trattato di una punizione eccessiva e ne siamo rammaricati. Le due insegnanti sono nuove e non hanno ancora compreso a fondo quali sono i metodi educativi che seguiamo in questo istituto. Toccherà al preside prendere eventuali provvedimenti contro le colleghe». Dall’istituto precisano quali sono i motivi che avrebbero spinto le insegnanti a punire così severamente gli alunni: «Da tempo, nella scuola si verificano piccoli atti vandalici e quell’asciugamano gettato nel bagno è solo l’ultimo episodio. Non è una giustificazione, ma è doveroso sottolineare il contesto nel quale è maturata la decisione delle maestre».

Minimizzare non serve. La domanda che ci dobbiamo fare è un’altra. Gli insegnanti sono addestrati opportunamente per praticare correttamente il loro mestiere??

Come è possibile fare errori di questo genere? Hanno mai fatto simulazioni, sono state preparate a gestire almeno i casi più semplici e quotidiani? Oppure si prende questa gente e la si manda ad insegnare sperando che tutto vada nel modo migliore?

Temo che la situazione sia proprio questa, ma non la ritengo accettabile, ne per noi che subiamo questo tipo di trattamento, ne per i docenti che si ritrovano esposti a fare questo genere di errori per mancanza delle più elementari nozioni di pedagogia e psicologia.

Io non so come vengono preparati oggi gli insegnanti, qualcuno può darmi qualche informazione?

Cultura & Politica & Scuola Mario | 17 Oct 2007

Logica cattolica

scuola.pngVi siete mai chiesti cosa succede quando un credente, un religioso, entra nel campo del razionalismo? Quando cioè si cimenta sul tanto odiato campo della logica?

L’ho scoperto ieri.

Quando questo accade si sviluppa un nuovo tipo di logica, la Logica Cattolica, un interessante ed originalissimo esempio di utilizzo ed interpretazione di discipline come la matematica e la statistica.

Ma procediamo con ordine.

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Scuola Mario | 21 Sep 2007

Disabili e sostegno

Oggi mia moglie ha incontrato l’insegnante di sostegno che fino all’anno scorso seguiva mia figlia.

Tra le altre cose ha raccontato la situazione nella sua scuola quest’anno.

Ci sono tre insegnanti di sostegno e diciannove disabili. A lei ne hanno affidati quattro, significa poter dedicare in classe ad ognuno quattro ore e mezza. Alcuni ragazzi per ora non hanno un insegnante che si curi di loro, si spera che dal ministero arrivino rinforzi….

Può anche darsi che la statistica del ministro sia giusta, ma come al solito qualcuno rimane senza il suo mezzo pollo…

Scuola Mario | 19 Sep 2007

Fiorin Fioroniiiii…

… ciò gonfi entrambi li coooj….

Stornelli a parte, ecco il commento del ministro dopo una contestazione a Napoli, lo riporto dall’articolo linkato:

”Ho letto sui cartelli che ci sarebbero ‘190 mila disabili in meno’. Le famiglie vanno ascoltate, ma i dati non corrispondono al vero. Abbiamo nelle scuole italiane 172 mila disabili, cifra probabilmente sottostimata, e 86 mila 500 insegnanti di sostegno nell’ anno in corso, oltre 75 mila dei quali hanno gia’ preso servizio”.

Io ho un problema, a scuola mi hanno insegnato la matematica, perciò pazientemente faccio il seguente calcolo, dando per buoni i dati del ministro, ci mancherebbe altro:

86500 x 18 (docenti x ore di lavoro settimanale) / 172000 (disabili) = circa 9

Nove ore a settimana per ogni disabile. Se i dati sono veri.

Grazie ministro, ma le assicuro, serve molto di più, magari potrebbe risparmiare da qualche altra parte?

Rovi & Salute & Scuola Mario | 15 Sep 2007

Chiacchiere e distintivo

Quanto è triste a volte avere ragione.

Dicevo ieri che nessun politico avrebbe dato una risposta fattiva al problema degli insegnanti di sostegno insufficienti evidenziato dalla lettera di Ivana Leone.

Ecco puntuale la lettera del Ministro.

Il contenuto informativo di questa lettera è vicino allo zero. Vi traduco quel poco che dice:

Signora non si preoccupi a lei ci pensiamo noi. D’altra parte è tutto a posto, la legge è buona e noi siamo i migliori non c’era bisogno di agitarsi. E poi non possiamo certo fare tutto noi no? A presto grazie.

Così Ivana avrà qualche ora in più per il suo Luca, grazie all’effetto dei riflettori accesi in questi giorni, ma per tante altre famiglie continuerà il disagio e la lotta di tutti i giorni.

Che vi dicevo? Chiacchiere e distintivo…

Cultura & Scuola Mario | 14 Sep 2007

Ti aiuto, ma non troppo

Leggere questa lettera ha su di me un effetto particolare.

Perchè quella lettera potrei averla scritta io. La potrei firmare tranquillamente.

Chi non ha figli affetti da handicap non può sapere come funziona la scuola in questi casi.

Mia figlia ha gli stessi problemi di Luca Leone. Lei ora ha venti anni, ed abbiamo quindi alle spalle molti anni di scuola, molte esperienze negative e positive. Abbiamo visto il meccanismo del sostegno modificarsi negli anni, peggiorando continuamente.

Semplicemente venivano ridotti gli stanziamenti e modificate, in peggio, le regole. Mentre in passato si contavano gli studenti con handicap e di conseguenza si assegnavano i docenti di sostegno, ora si contano gli alunni nel loro insieme, si moltiplica questo totale per un coefficiente ottenendo magicamente un numero che è quello di insegnanti di sostegno che avranno il lavoro.

Nella pratica si è passati da un rapporto uno ad uno (un insegnante di sostegno per ogni alunno bisognoso), ad un rapporto uno a molti (un insegnante per due, tre, quattro alunni). Non è più il bisogno che guida, ma la disponibilità, con situazioni aberranti, come le scuole che cercano in ogni modo di scoraggiare le iscrizioni dei portatori di handicap e quelle che ne hanno fin troppi (e quindi in rapporto hanno meno docenti di sostegno), con sperequazioni incredibili tra territorio e territorio.

Ma non basta, è stato cambiato anche il criterio con cui vengono scelti gli insegnanti di sostegno. Ora spesso un docente sceglie il sostegno solo come ripiego, quando non riesce ad ottenere lavoro come insegnante “normale”, affrontando un lavoro assolutamente sfidante e difficilissimo senza un’adeguata preparazione e motivazione. Ed i risultati sono sconfortanti.

Magari qualcuno avrà il coraggio di chiamare “taglio agli sprechi” questa diminuzione di spesa, ma io penso sia semplicemente parte di quel fenomeno globale di regressione della solidarietà civile che sta attraversando tutto il mondo occidentale. E non è bello da vedere da dentro questo paio di scarpe.
I miei guai sono solo miei, lo stato mi aiuta, un pochino, ma non troppo e comunque ogni anno sempre meno.

L’angoscia di Ivana Leone è ampliamente giustificata. Proprio nel caso di alunni affetti da ritardi cognitivi il sostegno svolge un ruolo essenziale. Questi ragazzi infatti spesso hanno più potenzialità di quello che può apparire a prima vista, in alcuni casi si tratta di sindromi border line che con un adeguato sostegno familiare e scolastico possono permettere lo sviluppo di una persona indipendente, pienamente autonoma. Sarebbe conveniente anche economicamente per la società che lo diventassero.

Quando leggo le dichiarazioni di politici che sventolano come una bandiera la difesa della vita a tutti i costi mi chiedo quanto siano sinceri. Se volessero davvero combattere l’aborto dovrebbero lottare in parlamento contro leggi e regolamenti come quelli che hanno permesso negli ultimi 15 anni il progressivo deupaperamento degli aiuti ad handicappati e disagiati, non solo in ambito scolastico.

Ma non lo fanno, mai, nessuno. Sono solo “chiacchiere e distintivo”. Per questo penso che nessun politico rispondera fattivamente a quella lettera, magari risolveranno il problema singolo di Ivana (e ben venga), ma non quello globale.

Ad Ivana, ed a tutti gli altri genitori nella stessa condizione, va dunque tutto il mio affetto, la mia comprensione, la mia stima, ed un consiglio, che vale poco, ma è l’unica cosa che posso dare…

Non accontentarti mai, lotta, urla, fai casino, rompi l’anima fino a diventare esasperante ed antipatica. Lo so che è difficile cambiare la propria natura, ma ci sono spesso modi trasversali, faticosi per il dirigente e la scuola, per ottenere magari un docente in più, per richiamare i docenti “normali” al loro dovere (perchè l’handicappato anche se seguito da un docente di sostegno, non devono abbandonarlo).

Non farti blandire dal “passi domani“, spesso per ottenere qualcosa dovrai strapparlo con gli artigli e le zanne (non unghie e denti, si diventa tigri dopo un po)….

Non mollare, vale la pena di lottare, sempre.

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